Reazioni indesiderate dei farmaci all’interno della cavità orale

Reazioni indesiderate dei farmaci all’interno della cavità orale




Esiste un numero significativo di farmaci che possono sviluppare nei pazienti diversi effetti indesiderati all’interno della cavità orale, dando luogo a diverse patologie e sintomatologie che hanno bisogno di essere trattati.

Le reazioni avverse a farmaci sono quelle che producono una risposta nociva e non intenzionale. Possono essere classificate in due tipi:

Reazioni di tipo “A”; direttamente relazionate con l’aumento dell’azione farmacologiche del farmaco somministrato. Per esempio, l’ipoglicemia con un antidiabetico.

Reazione di tipo “B”; sono quelle che da cui non ci si aspetta una determinata reazione negativa come nel caso dell’anafilassi con la penicillina.

Queste reazioni avverse possono prodursi, così come nel resto del corpo, nella cavità orale, affettando le differenti parti della bocca.

 

Le reazioni avverse a farmaci sono quelle che provocano una risposta nociva e non voluta.

 

Alterazioni delle ghiandole salivali

 

Xerostomia

 

Esistono più di cinquecento farmaci che possono provocare secchezza alla bocca o xerostomia, fino ad un 80% tra i più prescritti. Le ghiandole salivali sono molto sensibili ai farmaci anticolinergici (atropina, belladonna, scopolamina, ecc.). I gruppi di farmaci che possono inoltre portare alla xerostomia sono: gli antidepressivi e antipsicotici (inibitori della recezione della serotonina, antidepressivi triciclici eterociclici), antidepressivi (IECA, diuretici, betabloccanti, ecc.) ansiolitici e sedanti, rilassanti muscolari, analgesici (oppiaci), antistaminici, anoressigeni, antiacne, anticonvulsivi, anticoagulanti, anti Parkinson, broncodilatatori, antiemicranici e ipnotici.

La riduzione della saliva ha conseguenze sulla cavità orale poiché perde il suo effetto tampone del pH e del controllo dei microorganismi, per questo motivo può favorire l’apparizione di patologie come le carie e malattie parodontali o condizioni fastidiose come l’alitosi e ipersensibilità dentinale.

Ptialismo

 

Esistono altri farmaci che possono provocare effetti contrari, ipersalivazione, conosciuta anche come ptialismo o scialorrea. È molto meno frequente e meno gravi, anche se possono risultare molto scomodi per la persona che ne è affetto. Fondamentalmente, si attribuisce a farmaci parasimpaticomimetici, che attuano direttamente sui recettori della acetilcolina (pilocarpina, civitelline, betanecolo) o inibendo la aceti colinesterasi (neostomia, fisostigmina).

Di fatto, in alcuni paesi la pilocarpina viene utilizzata come trattamento per combattere la xerostomia, anche se è necessario valutare gli effetti secondari che può provocare. Le catecolamine e altri farmaci che lavorano sul sistema nervoso centrale provocano anche questo effetto attraverso un altro meccanismo di azione, come la epinefrina, il clonazepam, mercurio e altri composti iodati.

Esistono più di 500 farmaci che possono causare secchezza orale o xerostomia

 

Infiammazione e dolore delle ghiandole salivali

 

Per ultimo, alcuni farmaci possono causare infiammazione delle ghiandole salivali, che possono essere accompagnati da dolore.

Il meccanismo di azione è sconosciuto, ma si è a conoscenza che possono provocare effetti derivati delle parazole, alcuni antidepressivi, antiulcerosi, antibiotici, iodato e antipsicotici.

 

Alterazioni della mucosa orale

 

Bruciature chimiche

 

Le bruciature chimiche della mucosa sono prodotte, nella maggior parte dei casi, per analgesici e antisettici usati in modo scorretto. Un esempio è l’acido acetilsalicilico, che viene utilizzato di forma topica per calmare il mal di denti e produce una necrosi superficiale del epitelio. Appare come lesioni bianche con bordi irregolari su un’area eritematosa dolorosa.

 

Altri farmaci come la fenilbutazone, la indometacina, il nitrato di argento, il perossido di idrogeno, isoproterenolo e il cloruro potassico causano anche ulcere se vengono applicati allo stesso modo. Inoltre, queste sostanze possono prodursi per l’utilizzo di prodotti con alti contenuti alcoolico come alcuni collutori e alcune soluzioni analgesici con benzocaina.

 

 

Mucosite

 

La chemioterapia può provocare mucosite (infiammazione e ulcere della mucosa con formazione di pseudomembrane) dopo i 5-7 giorni dall’inizio del trattamento. Gli antineoplastici che producono spesso queste reazioni sono il metotrexato e il 5-fluoruracilo. Causano così tanto dolore che può interferire nella vita quotidiana del paziente, colpendo le sue abitudine alimentari. Per trattare la mucosite si utilizzano anestetici topici e analgesici per via orale.

 

Stomatite allergica

 

La stomatite allergica può essere dovuta alla somministrazione sistemica di un farmaco o al contatto diretto con lo stesso. I farmaci con i quali di solito si riscontra questo problema sono: Barbiturici, paracetamolo, fenacetina, pirazolone, solfonamiti e tetracicline.

 

Reazioni lichenoidi

 

Determinati farmaci possono causare reazioni lichenoidi; queste sono simili a quelle di lichen plano, però sono associate all’uso di farmaci. Su eziopatogenesi è sconosciuta e spariscono dopo l’interruzione del consumo del farmaco. Principalmente possono essere causate da antiinfiammatori non steroidei e inibitori dell’enzima che converte la angiotensina, ma anche possono prodursi per antimalarici, altri antiipertensivi, psicofarmaci, Sali metalliche e farmaci contro l’artrite reumatoide.

 

Pigmentazioni

 

La somministrazione di alcuni farmaci durante la formazione di calcificazione dei denti può provocare la formazione di colorazioni nella parte interna del dente, come nel caso delle tetracicline, che producono delle macchie di color giallo (questo succedere se la mamma usa tetracicline a partire del secondo trimestre di gravidanza).

 

Il consumo eccessivo di fluoruri durante il periodo di formazione dei denti e soprattutto in comunità dove l’acqua potabile contiene un’alta quantità di fluoro, può produrre uno smalto puntinato di color bianco-marrone, in ciò che viene chiamato fluorosi, e colpisce soprattutto i denti permanenti, dovuto al fatto che la dentizione temporale si forma durante il periodo intrauterino.

 

I supplementi di ferro in forma di Sali ferrosi, usati per il trattamento dell’anemia possono provocare la formazione di macchie nere sui denti.

Il cisplatino, farmaco utilizzato in alcune terapie neoplasiche, possono produrre una colorazione blu lineale sul margine gengivale.

La mino ciclina, se utilizzata per un lungo periodo nel trattamento contro l’acne, può causare macule pigmentali di colore grigio-nero sul palato.

 

Gli antimalarici come la amodiachina, la clorochina e la idrossiclorochina provocano macchie di colore grigio-azzurro sul palato.

La lingua vellosa è un problema della lingua relazionato con l’utilizzo di antibiotici a lungo periodo,

che produce un’ipertrofia delle papille filiformi con una colorazione che varia a seconda della dieta, igiene orale, consumo di tabacco e microorganismi nella bocca. Il trattamento implica la rimozione dei fattori che lo hanno provocato insieme ad una buona igiene orale.

 

Alcuni prodotti di igiene orale, come la clorexidina e il fluoruro di stagno, sono anche essi associati alla formazione di colorazioni tra i denti. È possibile prevenire e incluso combattere con una buona pulizia della bocca presso la vostra clinica di fiducia.

 

Ingrossamento gengivale

 

L’ingrossamento delle gengive è l’aumento del volume naturale della gengiva (altezza, spessore) e viene descritto come una reazione all’utilizzo di farmaci (può essere provocato dalla gravidanza o da malattie genetiche).

I farmaci principalmente implicati nell’ingrossamento delle gengive sono la fenitoina (anticonvulsivi), il nifedipina (antagonista del calcio) e la ciclosporina (immunodepressore selettivo), ma ci sono anche altri casi associati ad altre medicine.

 

Possono apparire dopo i primi tre mesi dall’inizio della somministrazione del farmaco, provocando un aumento del volume e sanguinamento con facilità. Con l’aumentare del tempo della somministrazione e/o il dosaggio del farmaco, l’ingrossamento gengivale è ancor di più, portando alla produzione di alterazione funzionali ed estetiche. La presenza della placca batterica può accentuare i cambiamenti sul contorno gengivale, per questo viene presa come un fattore di rischio nell’ingrossamento gengivale. Questo problema può retro alimentarsi, poiché i pazienti che hanno un ingrossamento alle gengive hanno più difficoltà nella pulizia dei denti.

 

Nel caso di pazienti sotto fenitoina, fino al % può soffrire di ingrossamento gengivale. Rispetto a pazienti che usano nifedipina e ciclosporina. L’incidenza è più variabile.

Secondo alcune ricerche scientifiche, tra lo 0,5% e 83% dei pazienti trattati con nifedipina e tra il 7% e 70% di coloro che usano ciclosporina soffrono di ingrossamento gengivale.

 

In casi più evoluti, possono esserci conseguenze come dolore durante la masticazione, alterazione nella deglutizione, difficoltà nel parlare, emorragia gengivale, alterazioni parodontali e di occlusione.

 

Osseo necrosi

 

I bisfofonati sono farmaci associati con l’osseo necrosi, specialmente si usano per via intravenosa. Questa patologia si sviluppa con l’esposizione dell’osso mascellare per mancanza di flusso sanguineo e per essere inibito il riassorbimento osseo. La maggior parte dei casi si producono in persone che usano bisfofonati nella loro terapia contro il cancro, dovuto al fatto che i tumori come i melanomi multipli o il carcinoma alla mammella sono propensi a colpire lo scheletro, ma possono svilupparsi osseo necrosi con l’utilizzo di bisfofonati per l’osteoporosi. È richiesto un consulto tra vari specialisti per evitare la creazione di questa complicazione così grave.

 

 

Anomalie del gusto

 

Esistono più di 200 farmaci che producono alterazione nel gusto, sia una diminuzione (ipogeusia), una distorsione (disgeusia) o perdita totale (ageusia). La lista di medicinali che la producono è assai ampia, e possono includere antibiotici, antireumatici, antiinfiammatori, antitiroidei, antidepressivi, diuretici, analgesici locali, antineoplastici, antisettici orali, ansiolitici, antidepressivi, ecc. Questi problemi spariscono dopo l’interruzione dell’assunzione del farmaco che l’ha provocato.

 

 

 

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